Buona visita..! ":-)"
31 ottobre 2009
Itinerari insoliti veneziani: L'antico cimitero ebraico
Buona visita..! ":-)"
20 giugno 2009
Il nostro posto! --> Risvegli
Ho saputo senza ombra di dubbio che essere di destra o di sinistra sono cose profondamente diverse, radicalmente diverse: per troppe ragioni da elencare qui ma per una fondamentale, quella che
Per i nostri figli il futuro sarà peggiore del nostro. Lo è. Precario, più povero, opaco.
Chi può li manda altrove, li finanzia per l’espatrio, insegna loro a “farsi furbi”. Chi non può soccombe. È un disastro collettivo, la più grande tragedia: stiamo perdendo la fiducia, la voglia di combattere,
Ciò che si è insinuato nelle coscienze, nel profondo del Paese, nel comune sentire è un problema più profondo della rappresentanza politica che ha trovato. Quello che ora chiamiamo “berlusconismo” ne è stato il concime e ne è il frutto. Un uomo con un potere immenso che ha promosso e salvato se stesso dalle conseguenze che qualunque altro comune cittadino avrebbe patito nelle medesime condizioni - lo ha fatto col denaro, con le tv che piegano il consenso - e che ha intanto negli anni forgiato e avvilito il comune sentire all’accettazione di questa vergogna come fosse “normale”, anzi auspicabile: un modello vincente. È un tempo cupo quello in cui otto bambine su dieci, in quinta elementare, sperano di fare le veline così poi da grandi trovano un ricco che le sposi. È un tempo triste quello in cui chi è andato solo pochi mesi fa a votare alle primarie del Partito Democratico ha già rinunciato alla speranza, sepolta da incomprensibili diaspore e rancori privati di uomini pubblici.
Non è irrimediabile, però. È venuto il momento di restituire ciò che ci è stato dato. Prima di tutto la mia generazione, che è stata l’ultima di un tempo che aveva un futuro e la prima di quello che non ne ha più. Torniamo a casa, torniamo a scuola, torniamo in battaglia: coltivare i pomodori dietro casa non è una buona idea, metterci la musica in cuffia è un esilio in patria. Lamentarsi che “tanto, ormai” è un inganno e un rifugio, una resa che pagheranno i bambini di dieci anni, regalargli per Natale la playstation non è l’alternativa a una speranza. “Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta la vostra intelligenza”, diceva l’uomo che ha fondato questo giornale. Leggete, pensate, imparate, capite e la vita sarà vostra. Nelle vostre mani il destino. Sarete voi
Questo solo posso fare, io stessa, mentre ricevo da chi è venuto prima di me il compito e la responsabilità di portare avanti un grande lavoro collettivo. L’Unità è un pezzo della storia di questo Paese in cui tutti e ciascuno, in tempi anche durissimi, hanno speso la loro forza e la loro intelligenza a tenere ferma la barra del timone. Ricevo in eredità - da ultimo da Furio Colombo ed Antonio Padellaro – il senso di un impegno e di un’impresa. Quando immagino quale potrebbe essere il prossimo pezzo di strada, in coerenza con la memoria e in sintonia con l’avvenire, penso a un giornale capace di parlare a tutti noi, a tutti voi di quel che anima le nostre vite, i nostri giorni: la scuola, l’università, la ricerca che genera sapere, l’impresa che genera lavoro. Il lavoro, il diritto ad averlo e a non morirne. La cura dell’ambiente e del mondo in cui viviamo, il modo in cui decidiamo di procurarci l’acqua e la luce nelle nostre case, le politiche capaci di farlo, il governo del territorio, le città e i paesi, lo sguardo oltreconfine sull’Europa e sul mondo, la solidarietà che vuol dire pensare a chi è venuto prima e a chi verrà dopo, a chi è arrivato da noi adesso e viene da un mondo più misero e peggiore, solidarietà fra generazioni, fra genti, fra uguali ma diversi. La garanzia della salute, del reddito, della prospettiva di una vita migliore. Credo che per raccontare la politica serva la cronaca e che la cronaca della nostra vita sia politica. Credo che abbiamo avuto a sufficienza retroscena per aver voglia di tornare a raccontare, meglio e più onestamente possibile,
1 giugno 2009
LESS IS MORE: vorrei un mondo migliore
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Il progetto unaltropo.com nasce da un moto spontaneo di un animo, da un urlo che cambiare si può e che non ci si deve rassegnare mai, che bisogna agire e fare quello che si può anche solo con le proprie forze nella nostra piccola vita.
E Giacomo questo può: fare un viaggio lungo il fiume PO, una volta fonte e vettore di vita che ora è quasi cosa morta e inutile, un viaggio a remi e vela quasi anacronistico eppure tanto attuale e indispensabile per invertire la rotta, la rotta di un progresso sfrenato e cieco che ci ha fatto dimenticare di quello che siamo stati e di quello che ci fa veramente bene.
Giacomo è una persona semplice che è stato varie cose nella vita attraversando le esperienze più disparate, viandante, ricercatore e documentarista, con una sapienza del vivere con poco o nulla, che oggi vive su una barca nella laguna di Venezia e sa resistere a tutte le condizioni.
Il viaggio lungo il Po è un’esperienza dettata dall’istinto non dal calcolo, che esce dagli schemi classici del viaggio ad effetto e dal bisogno di sponsorship. Giacomo non chiede nulla ma riceve quello che la gente e la strada regaleranno: un’esperienza fuori dai meccanismi del mercato che si autoalimenterà lungo il cammino in maniera spontanea esclusivamente dalla bontà d’animo di chi saprà aiutarlo, dalla necessità di riattivare un economia virtuosa dello scambio, di sentimenti e di cosa gratuite, perché si sentono dal cuore, perchè è giusto e non perché conviene. Chi vorrà donerà spontaneamente e crediamo che un ritorno seguirà in maniera naturale.
Un viaggio senza pretese di educazione, ma con la volontà di puntare la luce su quello che ci stiamo dimenticando: il Po, il fiume come metafora della vita. Andare lenti senza progretti e mete, perdersi lungo il flusso dell’acqua per azzerare tutte le sovrastrutture inutili che ci appesantiscono la vita, le finte sicurezza materiali, fare il vuoto e godere della irresistibile sensazione di libertà di farsi trasportare dalla corrente, dalla forza delle braccia umane, dal vento che soffia, da forze che esistono nella natra e che non dobbiamo generare con conseguente danno ambientale. Il vero lusso è essere e basta, stare con la sola leggerezza dell’essere e semplicemente essere per stare bene.
Le cose succedono se proviamo ad ascoltare gli altri essere umani e la natura che ci circonda, se facciamo silenzio per un attimo possiamo ascoltare il battito dei cuori dei nostri simili fino a un concerto tamburante in tutto il mondo, se facciamo silenzio anche ora e mettiamo l’orecchio a terra possiamo quasi sentirlo il battito del cuore della terra e di tutti gli esseri viventi…
Un viaggio che può essere la chiave per ritrovare la nostra vera natura e lasciare i pesi inutili, godere della circolarità del dono, del tutto che va e torna se sappiamo dare e ricevere.
La vera felicità non è avere cose, ma la consapevolezza che attrae le cose, la prosperità è un modo di vivere e pensare non avere cose, la povertà è un modo di vivere e pensare e non la mancanza di cose... :-), less is more
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Alle volte la realtà supera la fantasia..
8 marzo 2008
Cosa significa famiglia oggi
Il 12 maggio 2007 c’è stato a Roma il family day: masse di italiani sono scesi in piazza a difesa della famiglia. Il fatto ha riacceso il dibattito su cosa si intende per famiglia oggi, infatti spesso i giornalisti dipingono 2 modi estremi di famiglia, da un lato quella patriarcale ferma alla metà del secolo scorso, dall’altro quella “zapaterista” o addirittura quella che emerge dai film di Ozpetek che poco ha a che fare con l’idea di unione fondata sul matrimonio e i suoi valori tradizionali. I manifestanti in piazza san Giovanni chiedevano appunto di difendere la famiglia fondata sul matrimonio come unica tipologia di famiglia possibile.
Ma Il dato statistico è che il matrimonio e in pieno calo: si preferisce convivere e sempre meno sposarsi. Chi convive non costringe chi si vuole sposare a non farlo quello che invece succede viceversa fino all'individuazione di due fronti contrapposti: da una parte un neo oltranzismo moralreligioso vuole evitare le unione private mentre dall’altra parte c’è chi vorrebbe per le coppie di fatto (omosessuali o no) gli stessi diritti di chi si dice si sposa“ufficialmente e pubblicamente".
Questa questione che così semplificata sembrerebbe di facile risposta per una democrazia moderna: come è successo in altri paesi Europei ognuno fa la scelta che ritiene piu’ opportuna per la propria etica, religione e per la sua vita pratica ed è tutelato da forme giuridica tipo Dico Pacs etc. simili al matrimonio tradizioale.
In una materia così personale infatti creod che non sia giusto imporre la propria scelta come MODELLO universalmente valido per tutti.
Il concetto di famiglia prima che giuridico o religioso è culturale, legato alla specifica cultura che impregna una società in un determinato momento storico, e questo cambia con il motare dei rapporti sociali: infatti nei secoli si sono avvicendate diversi tipi di famiglie. Per esempio in alcune società la poligamia è ufficiale, in altre è vietata, in altre semplicemente tollerata. Oppure un individuo durante la sua stessa vita può vivere diversi tipi di famiglie, con separazioni e ricomposizioni i figli si trovano spesso in situazioni di famiglie allargate più o meno considerate naturali che vanno da un 1 solo genitore fino a 4 genitori se entrambi i genitori si risposano o ricompongono con altri, ritrovandosi ad avere nuovi fratelli, per poi ritrovarsi da soli etc.
Si potrebbe dire che si è passati dalla famiglia come esperienze totalizzante e permanente a una famiglia come esperienza transitoria e parziale, discontinua o destrutturata.
Nell’era dei co.co.pro. del lavoro interinale, del lavoro a termine, della provvisorietà e della precarietà, non poteva sfuggire alla regola anche uno dei pilastri della società, il matrimonio.
ma come si evolve il matromonio e la famiglia oggi.
L’ISTAT definisce la famiglia:
“UN insieme di persone dimoranti abitualmente nella stessa abitazione e legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi”.
STATISTICHE FAMIGLIE (fonte ISTAT 2005)
Il concetto tradizionale di famiglia in Italia ha subito una rivoluzione sociologica a partire dagli anni ‘70 con le 2 leggi che introducevano il divorzio e depenalizzavano l’aborto,
fino ad allora in Italia si celebravano oltre 400.000 matrimoni all’anno, oggi nemmeno 250.000, (-38%)
I Matrimoni Religiosi sono 169.000 il 66%
10 anni fa i matrimoni civili erano solo il 20% oggi al nord e centro sono più del 50% e nelle grandi città del centro-nord arrivano al 70%, mentre nel sud il matrimonio tradizionali resiste di più (e ci sono anche meno separazioni e meno seconde unioni)
Aumentano i matrimoni misti che arrivano al 13% dove i coniugi sono piu’ diversi tra loro in termini di scolarizzazione ed età (rispetto ai matrimoni tra italiani)
L’età media dello sposo è di 32 anni della sposa di 30 (4 anni di più di quanto avevano i loro genitori quando si sono sposati)
La % di giovani 25-34 anni che convivono coni genitori è del 43% (52% donne e 34% uomini)
Al SUD il 26% delle donne lavorano al NORD il 41%
30 anni fa le famiglie erano 16 milioni oggi sono 22 milioni (+40%) mentre la popolazione è cresciuta solo del 5% a causa delle famiglie poco numerose e dell’allungamento della vita media, (speranza di vita donne 84anni e uomini 78 con un rapporto vedove /vedovi 5 a 1),
Sono aumentati così anche i nonni, che sono una componente essenziale di una nuova tipologia di famiglia allargata dell’Italia postindustriale, hanno infatti un ruolo ancillare fondamentale, un ancora di salvezza per le mamme stressate dal lavoro che nel 40% dei casi gli affidano i nipotini, anche se non vivono con il nucleo famigliare. I nipotini vengono affidati ai nonni e i nonni dopo poco vengono affidati alle badanti..(con un melange interculturale e di linguaggi inedito)
Mentre la figura dello zio diminuisce proprio a causa del maggior numero di figli unici o della minor natalità (a tasso zero se non fosse per gli immigrati, ma una ripresa delle nascite c’è stata negli ultimi 3/4 anni)
Una volta il matrimonio era preceduto dal fidanzamento ufficiale in famiglia, oggi invece da convivenza (che sono passate da 2% al 13%)
L'età media della durata del matrimonio è di 14 anni, mentre all'atto della separazione i mariti avevano mediamente 43 anni e le mogli 40.
Nell’ultimo decennio raddoppio delle separazioni (+57%, 82.300), mentre I divorzi sono aumentati del 74% in 10 anni 47.050; La tipologia di procedimento più comunemente scelta dai coniugi è quella consensuale: l'85,5% delle separazioni e il 77,6% dei divorzi
La media nazionale dell’affidamento dei figli al padre è solo del 5,1%.
In sintesi si può dire:
DIMINUISCONO rapidamente i matrimoni religiosi
AUMENTANO lentamente i matrimoni civili
CRESCONO VELOCI le famiglie di fatto (oggi 600.000 4,4% del totale dei 22 mio di famiglie, mentre 10 anni fa erano solo il 1,6%), i cui componenti hanno di solito un’istruzione e un occupazione più alta della media, vivono più al nord nei centri urbani con uno stile di vita più moderno.
--> 50 anni fa le mamme italiane avevano il 1° figlio a 25 anni oggi a 30 anni,
2,6 è la media dei componenti delle famiglie
46% delle famiglie ha un figlio unico, il 20% non ha figli
Il 5% famiglie è ricostruita (ex coppie di separati)
72% delle famiglie ha un casa di proprietà
Il 96% delle famiglie ha il televisione, il 44% il computer, 80% l’automobile,
l’8% dei padri ha chiesto un periodo di congedo parentale nei primi due anni di vita del bambino
Al NORD quelli che si dichiarano soddisfatti dei rapporti famigliari sono il 40% , al SUD solo il 26% e questo la dice lunga sulla sofferenza che può esistere sotto una situazione di costrizione e conformismo sociale che solo formalmente appare virtuoso.
Il mainstream delle famiglia NORMALE oggi è : si vive un po’ single, si convive prima del matrimonio se la convivenza funziona ci si sposa, ci si separa se il matrimonio non funzione, se va bene la seconda coppia ci si risposa dopo il divorzio, e così si intrecciano una nuova galassie di rapporti in cui le convivenze (intese come long life partner) aumentano ma che effettivamente non si possono più chiamare famiglia come era concepita una volta in senso tradizionale.
Ma allora come dobbiamo chiamare le ns donne se non vogliano andare in piazza per il family day e non vogliamo essere tacciati di immoralità?
COMPAGNA troppo no global
FIDANZATA è troppo old
RAGAZZA troppo young
MOGLIE troppo cattolico tradizionalista
L’ISTAT nella sua definizione di famiglia mette tutti insieme, ma allora il nome e il concetto non è esclusivo di nessuna categoria particolare o di religiosità; O forse bisognerebbe trovare un nuovo nome per le nuove unioni per non offendere chi si sente depositario dell’originale? per cui siamo ancora famiglie in senso ampio finchè l’ISTAT o qualche sociologo non inventa un nuovo nome che entri nel linguaggio comune, come norma consuetudinaria e topos antropologico di fatto.
3 gennaio 2008
Slowtravelling
Viaggiare è un po' come vivere: si scoprono cose e ci si confronta con l'altro. Solo che la vita di tutti i giorni ci fa scoprire poco e confermare molto, e ci fa confrontare solo in confini precisi già conosciuti e più che altro ripeter un copione prevedibile, un meccanismo in cui siamo ingranaggi inconsapevoli. Il viaggiare inteso nel senso vero della parola ci porta verso l'ignoto, non più certo quello di Ulisse o C.Colombo, ma almeno si spera nemmeno quello dei villaggi turistici all inclusive della globalizzazione imperante.
E' chiaro che è difficile da fare in senso vero: i circuiti del turismo ormai arrivano dovunque e l'abitante del luogo visitato spesso è pronto a trattarci come turista non come un essere umano "altro da sè" da incontrare; inoltre se un indiano che ci offre un thè mette a rischio i ns ventri non abituati a certi batteri ma se non ci concediamo il tuffo, il salto, l'immersione totale e anche nella condizione e nel gusto di altri mondi odori e persone non potremmo mai dire di aver viaggiato veramente, rimaniamo nei ns confini fisici e mentali e continuiamo semplicemente a vivere anche se ci troviamo in un altro luogo rispetto al dove abitiamo abitualmente.
Credo che l'ingrediente fondamentale del viaggio sia oltre a rispetto per luoghi e persone che si incontrano, la lentezza che rompe con il ns ritmo quotidiano del dovere fare in un determinato tempo. Oggi tutto al ns vita è scadenzata da tempi e budget time, tutto viene dopo l'altro in una continua rincorsa ad arrivare (non all'andare, non il cammino ma la meta sembra la sola cosa importante) ed arrivare prima possibile, in una parossistica corsa al rialzo, all'ingrasso, all'accumulo inversasamente proporzionale al tempo che abbiamo a disposizione per farlo, e da qui la grande angoscia dei ns tempi.
Infatti anche se la vita media si è enormemente allungata, sembra che non abbiamo mai tempo, è paradossale ma è così e questo crea un disagio che ci fa sembrare le cose dificile in salita, in rincorsa su tutto.. e non riusciamo a goderci ciò che invece di bello cìè nella nostra vita e i doni che Dio o chi per esso ci ha messo a disposizione.
Reimpariamo quindi a guardare vedendo anche negli occhi un uomo, a percepire i dettagli del suo animo, la forma di una foglia, e solo andando lenti potremmo farlo: per cui in vacanza no a tappe forzate da toccare a tutti i costi per dire ci sono stato, al mordi e fuggi da conquistatore (magari facendo la foto senza vedere l'opera ..vedi Louvres la Gioconda..) in modo produttivistico anche nel tempo libero (libero ma non liberato). Almeno i vacanza non ci dovrebbero essere tempi, orari, scadenze ma ci si dovrebbe perdere nelle cose del presente, dell'instante magnifico che si sta vivendo, riprendendosi quel tempo che è naturale dell'essere umano, e che ci farà essere più vicini a noi stessi e magari sentire il ns battito del cuore e sentire che anche altri essere umani ce l'hanno come noi ..,e magari così facendo entrando in contatto con noi stessi e con l'altro scoprire di emozionarsi di nuovo...
Buon viaggio a tutti
