Percorrendo il lungo la laguna prima di S.Nicolò un gruppo di cipressi conduce al cancello di ferro dell’antico cimitero ebraico, il suo nome è Bet Chaim “la casa dei vivi”. La sua nascita risale al 1389 anno in cui Venezia concesse il terreno che avrebbe ospitato nei secoli i defunti delle varie comunità ebraiche. Il cimitero raggiunse la sua massima espansione nel 1641, dopodiché venne ridimensionato per ampliare le fortificazioni militari del Lido, rimase in uso fino al 1938 quando entrarono in vigore le leggi razziali e successivamente fu abbandonato; solo nel 1999 è iniziata un’opera di recupero che ha portato alla classificazione di oltre 1200 pietre tombali.
E’ un luogo un po’ dimenticato ma di grande suggestione permeato da un’atmosfera magica, romantica e di profonda spiritualità (ha affascinato numerosi scrittori tra cui Byron, Shelley, George Sand, Bassani etc).
Oggi è un giardino silenzioso fatto da un intreccio armonico di pietre e foglie, alberi e lapidi. La terra, la grande “mediatrice”, rinnova il ciclo vita-morte assorbendo i corpi, le anime, le loro memorie e facendo riemergere felci, fiori, edere e altre piante bellissime e vitali.
Nei cimiteri ebraici ad evocare le vite e gli affetti non ci sono immagini ma parole e metafore melanconiche. In questi luoghi austeri e senza apparente ordine, il corpo viene seppellito direttamente avvolto in un telo bianco, l’usanza è quella di portare ai defunti un sasso e non dei fiori.
Tanti i simboli che narrano la storia delle comunità, delle sue cerimonie e dei suoi riti, ancor più nel cimitero di Venezia che ha assistito nella sua storia alla stratificazione linguistico-culturale delle varie etnie della diaspora ebraica. I segni di questo passato importante si rintracciano nelle lapidi e nelle tombe (finanche ottomane), che gli appassionati possono provare a decifrare. Si scoprono così alcuni significati: i vari labirinti rappresentano i nodi di Salomone con al centro la liberazione; il Menorah (albero della vita con 7 bracci) mette in comunicazione la terra con il cielo attraverso i suoi rami; le mani che versano l’acqua rappresentano la consolazione delle cerimonie (tra cui quella di gettare la terra dietro la schiena per esorcizzare la paura del vuoto); le conchiglie simbolo femminile e acquatico rappresentano la purificazione della rinascita; le lapidi piramidali l’ascesa e le scale i vari gradini della coscienza.
All’interno si scorgono anche i resti dell’antico cimitero protestante che Goethe nel suo viaggio in Italia descrive dettagliatamente.
Affiancato al vecchio, dal ‘700 c’è anche il nuovo cimitero, introdotto da un portale a cuspide, tra le pietre sepolcrali stemmi di famiglie e figure bibliche, anche tombe liberty e razionaliste.
Nelle vicinanze interessante anche il Planetario e la chiesa di S.Nicolò di Myra considerato dai veneziani il protettore di tutti coloro che andavano per mare e celebrato in occasione della festa della Sensa.
Buona visita..! ":-)"
